sabato 6 ottobre 2012

COME COSTRUIRE UNA TESTA MECCANICA, ... CON POCHI SOLDI.

COME COSTRUIRE UNA TESTA MECCANICA, ... CON POCHI SOLDI.

 

PREMESSA


Una trentina d'anni fa, precisamente 2 anni prima che uscisse il film "E.T. l'extra-terrestre" (1982), mentre frequentavo l'Accademia di Belle Arti di Bologna, insieme a 2 miei compagni di classe (Maurizio e Andrea), decidemmo di fare un filmato con protagonista una strana creatura aliena, soprannominata Yodilla, in omaggio a Yoda del film appena uscito in Italia "Guerre stellari" (1977), e un gorilla, visto la somiglianza del pupazzo finale.


Ognuno aveva il suo compito: chi disegnava i costumi, chi i bozzetti preparatori del volto e chi, io per la precisione, nella costruzione effettiva dell'automa mano comandato (all'epoca non esisteva il computer, la tecnologia come siamo abituati adesso era ancora una chimera). Gli stessi costruttori dei film sopracitati, usavano la manualità e la fantasia artigianale per preparare oggetti, astronavi e creature mai viste, inventando di volta in volta loro stessi gli attrezzi da lavoro. Era un nuovo modo di lavorare, un mondo aperto a tutti, molte volte la differenza tra un artista e l'altro era solo il budget di cui disponeva...molti artisti con le mani fatate si sono dovuti arrendere, altri hanno avuto la perseveranza di continuare anche aiutati non tanto dal coraggio, ma dalle amicizie giuste e i finanziamenti adeguati. Ho conosciuto ragazzi dotati di una grande manualità bruciarsi, altri più "testardi" imporsi e proseguire nel fantastico lavoro degli effetti speciali.


Ho conosciuto un giovane Sergio Stivaletti (lui di me non si ricorderà di certo) che con le sue mani mozze (finte) sporche di sangue agitava quelle dita con unghie retrattili sanguinanti alla fiera del cinema davanti ad un pubblico ammutolito (Sergio Stivaletti è un regista e creatore di effetti speciali. Per oltre 30 anni ha ideato e creato personaggi, creature e mostri per il cinema, la televisione e il teatro, collaborando con alcuni dei più grandi registi italiani come Dario Argento, Michele Soavi, Lamberto Bava, Roberto Benigni e Gabriele Salvatores).


Con Armando Grilli (grande esperto di effetti speciali degli anni '60, ha lavorato con Fellini, e anche con Gassman nel film "L'Armata Brancaleone" per citarne alcuni) ho passato una bellissima settimana ad imparare i trucchi del mestiere da quel simpaticissimo signore con la sua "storica" Front Projection, un apparecchio che offriva nuove possibilità all'uso degli effetti speciali: la più abile utilizzazione del front projection è probabilmente quella per le sequenze delle scimmie di "2001:Odissea nello spazio" (1968) dove sono stati utilizzati immagini di sfondo di proporzioni mai viste prima con un effetto spettacolare impressionante (proiezione di un'immagine precedentemente ripresa su uno schermo alle spalle degli attori). Del resto è proprio a partire da questo film che l'effetto speciale cessa di essere un procedimento occasionale per diventare un vero e proprio divo.


Carico quindi di tutti questi stimoli che la mia giovane età assorbiva con la voracità di una belva, ogni giorno inventavo cose che gratificavano la mia fantasia e la mia creatività che altrimenti avrei mai realizzato, ispirandomi a tutto quello che avevo attorno. Tutti sono capaci di disegnare un quadro, di scolpire una statua, di creare un meccanismo, ma fare tutto insieme, fondendo tecniche, esperimenti, prove e ancora prove, cucire, cesellare, fondere, stringere e tagliare qualunque cosa (anche le dita...più volte ho infilato il dito insanguinato nel barattolo del Vinavil perché dovevo andare avanti...non avevo "tempo" di sanguinare...alla faccia di Rambo), crea nel cervello un'accozzaglia di idee che sembrano esplodere, e quando vedi l'opera finale giungere al suo termine, tutto il tempo, le notti trascorse insonni per prendere appunti su un'idea strana che però ti galvanizza, al pari di un novello dottor Frankenstein, finché raggiungi uno stato che chiunque definirebbe di pace, di godimento nel vedere la tua creatura finita...ma invece non è così...almeno per me. Avete presente quando da piccoli, la Vigilia di Natale, eravamo tutti contenti perché il mattino dopo saltavamo sul letto dei nostri genitori per aprire i regali (io lo facevo), e invece alla fine dell'apertura finiva tutto quell'incantesimo, e si trasformava in una giornata grigia e triste? Ecco più o meno è così, la magia del fare è mentre lo fai, non quando tutto è fatto! Poi più il lavoro è difficile, a volte impossibile, è li che scatta la molla, il guanto di sfida è stato lanciato. Mai faccio qualcosa che so già di saperla fare, non è presunzione, assolutamente, ma la consapevolezza che posso sempre migliorarmi, non tanto per apparire bravo agli altri, ma per appagamento personale...lo sfogo di chi si è sempre sentito inferiore agli altri, ma che col tempo e l'esperienza finalmente ha capito che mettersi in gioco non è mai una cosa sbagliata, e nel caso del modello del teatrino descritto negli altri miei post, dimostrare in quel campo di essere stato almeno una volta il numero UNO.

 Col senno di poi, mentre Carlo Rambaldi ammirava il mio pupazzo chiedendomi informazioni, 2 anni dopo usciva con ET. Non posso giurare che io lo abbia ispirato, ma di sicuro non ho copiato lui. Ma ora passo a spiegarvi come ho costruito la testa meccanica:                                                                                                                           

    INGREDIENTI: 

1 pallone di gomma piccolo da calcio, 2 palline da ping pong, 2 biglie di vetro con l'anima centrale colorata uguale, 2 manopole per trenini elettrici, la punta di uno zoccolo di gomma da mare, corde di chitarra, gommapiuma, tanto filo di ferro morbido e piegabile, 2 coperchietti da macinino per caffè o pepe, lattice di gomma, pinze, strisce di cuoio, la maniglia di metallo di una vecchia sveglia, e chi più ne ha... Avete capito ogni cosa a cosa serviva?


 

 

 

Vi aiuto io: il pallone ovviamente è il cranio, a cui frontalmente è stata fissata la punta della ciabatta per fare il muso. Le palpebre movibili erano le manopole della mia vecchia pista delle automobiline ormai fuse (mai buttare niente), gli occhi, la parte più difficile, sono stati creati usando una pallina da ping pong bianca al cui centro è stato praticato un foro leggermente più piccolo delle biglie, incollate al suo interno, grazie ad una apertura praticata sul retro della pallina stessa. Le biglie all'interno hanno un'anima che posizionata in modo verticale imita la pupilla di un rettile. Dopo averla quindi incollata, ho dipinto lungo il finto bulbo delle piccole vene, come l'occhio vero presenta, e poi con uno smalto trasparente una volta asciugata la tempera, l'ho avvolto, creando così un vero occhio umido e lucente.

 

All'epoca avevo solo la macchina fotografica in bianco e nero, e ovviamente l'effetto non è molto riconoscibile. Le palpebre sono state create con i coperchietti dei macinini, di un diametro sferico leggermente superiore, incernierate ai cardini per permetterne la rotazione avanti e indietro, come nella realtà, conferendo così alla creatura molteplici espressioni. L'occhio a sua volta poteva girare a destra e a sinistra, in alto e in basso, grazie a perni movimentati da corde di chitarra, quelle rigate, più flessibili e robuste. La mandibola era la maniglia di una vecchia sveglia che si alzava tirandola, e una molla in automatico la riapriva. Idem le orecchie stesso meccanismo, in posizione di riposo all'ingiù, tirate salivano. Tutto il centro comandi doveva essere gestito da almeno 2 persone, in quanto i comandi totali erano ben sei con doppio movimento: destra/sinistra e su/giù.

Una volta costruito il tutto, sul cranio così composto ho applicato un rivestimento di carta Domopack, quella trasparente, ben stretta con tutti i meccanismi in posizione di riposo. Poi è cominciata l'operazione di scultura. Ho acquistato dello stucco in discreta quantità, quello un po' unto, perché così non si secca durante la lavorazione. Piano piano la testa è cresciuta, anche grazie alle abili mani di un ragazzo (all'epoca) di Reggio Emilia, un vero artista del cesello (suo è il medaglione in fronte alla creatura).

 

Insieme abbiamo modellato il cranio, le orecchie, tutte le protuberanze ossee in fronte. Una volta finito, è stata fatta sopra la classica colata di scagliola bianca molto grossa (quasi 5 cm. di spessore) e per dare robustezza alla matrice, all'interno vengono fatte affogare strisce di garze di iuta larghe 3/4 cm. Dopo viene creata una divisione longitudinale lungo il cranio, per poter aprire in due lo stampo di gesso, con placchette metalliche montate a zig zag continuo per poter sfruttare l'incastro una volta aperto e richiuso lo stampo. Appena asciugato il tutto, è stato aperto, svuotato dello stucco interno ancora morbido e a sua volta riempito di stati di lattice di gomma (quello dei preservativi, all'epoca comprato, anzi regalato proprio dalla fabbrica dell'HATU' a Casalecchio di Reno-BO), asciugati con il phon colata dopo colata: una colata di liquido, una asciugatura di phon, un'altra colata di liquido, un'altra asciugatura. E così via via per 5 o 6 strati, a seconda dello spessore che si vuole ottenere. Poi si apriva lo stampo, ed ecco sbucare la faccia della creatura in similpelle, color arancio, ancora allo stato di stampo, quindi con i bordi tutti frastagliati e le aperture degli occhi, orecchie e bocca ancora chiuse da aprire. Inserita a mo' di guanto nel teschio meccanico, ricoperto di strisce di gommapiuma per ovviare allo spessore dello stucco, già si cominciava ad intravedere qualcosa di meraviglioso.

Una pittura d'acrilico per gomma con l'ausilio dell'aerografo conferivano a quell'essere una credibilità molto evidente, anche caratterizzata da orecchini e medaglione frontale. Ovviamente noi eravamo scenografi degli effetti speciali, non registi...ed infatti del film non se ne fece niente, ma però l'esperienza di aver creato per quell'epoca qualcosa di veramente unico, faceva salire in noi una carica tale da sentirci degni di lavorare a fianco dei tecnici di effetti speciali delle ditte americane di maggior successo, tra cui la rinomata "Industrial Light & Magic", la divisione della Lucasfilm, quella appunto di STAR WARS. Così, solo per la cronaca, proprio quell'anno Maurizio fu invitato proprio da loro, all'inizio degli anni 80, lavorò 15 giorni, poi tornò appena in tempo prima del terremoto di Los Angeles.

Andrea ora disegna Tex...scusate se è poco.

Eravamo in tre, ci siamo divertiti.

 
 












giovedì 4 ottobre 2012

CREARE CORNICI COLORATE IN LEGNO




CREARE CORNICI COLORATE IN LEGNO







Quando la mia bimba ha finito le scuole elementari, mi ha chiesto di aiutarla a creare qualcosa per le sue maestre, un regalo originale che avesse lasciato nelle insegnanti un ricordo indelebile di lei, della sua personalità e creatività.
Insieme, tra le varie opzioni, abbiamo optato per un regalo utile, un qualcosa che fosse durato nel tempo. Una cornice portafoto era l'oggetto perfetto, utile e personalizzabile a piacere. Abbiamo dunque acquistato 2 cornici in legno con fascia larga, di forma rettangolare, circa cm.20x30.


 



Ho ritagliato nei 4 bordi con il cutter delle asole, curve, triangoli a caso, carteggiati con carta vetrata, e quindi il tutto dipinto con un fondo bianco coprente,  la base per il disegno da realizzare.
Il retro lo abbiamo dipinto con un colore argento, per  conferire al tutto un aspetto più dignitoso.
Poi via alla fantasia: il disegno è stato fatto con uno sviluppo geometrico, distribuito su tutti i lati in maniera casuale, dettato da casualità mescolata con calcolo delle proporzioni,  cercando di creare motivi ornamentali non riconducibili a cose già viste in altri quadri (vedi Klimt). Ci siamo così divertiti a sperimentare varie forme di pittura, mescolate con polveri e colle con brillantini, pennarelli indelebili metallizzati, tasselli a rilievo dipinti anch'essi e incollati sopra al disegno precedente, dopo vari tentativi di sovrapposizione, in questo caso non casuale, ma dettato da una logica di proporzionalità tra forme e colori. Questo è stato l'effetto ottenuto.

Dopo qualche tempo mia moglie mi ha chiesto di farne un'altra per sua sorella, allora abbiamo riaperto il cantiere e abbiamo fatto una terza cornice, già carichi della precedente esperienza. Questo sistema si può applicare a scatole di legno, qualunque tipo di supporto ligneo di forma e uso a piacere.





Se vi interessa qualche altro consiglio, non fatevi nessuno scrupolo di richiedermelo. Comunque la realizzazione è di effetto, ma molto facile da realizzare.






lunedì 30 luglio 2012

IL MODELLO TEATRALE - parte 5: Il Teatro di Andrea Pozzo

 
 
IL MODELLO TEATRALE
parte 5: Il Teatro di Andrea Pozzo


Dopo la realizzazione del 1° teatro, l'anno seguente (1983/1984) ne costruii un altro, anch'esso smontabile, ispirato però ad un'incisione di Padre Andrea Pozzo, ricavata dal suo trattato "PERSPECTIVA PICTORUM ET ARCHITECTORUM" del 1693/1702, semplicemente sfruttando le sagome di una Restituzione (vedi parte 1) già eseguita dallo stesso autore.


 
 
 
 
Ho ingrandito il tutto alla scala giusta per poter realizzare il modello ligneo. Le caratteristiche e le modalità di esecuzione sono le medesime del modello precedente, anche se quella rappresentata era in questo caso una scena all'aperto, con i 5 cieli a sormontare la composizione, composta in questo caso da 2 principali, 8 laterali e 1 frontale.


 







Le misure in questo caso sono di cm.100x34 x 55 di altezza.

Questo è il risultato finale.
Spero vi piaccia.


IL MODELLO TEATRALE - parte 4: I Risultati

 
 
IL MODELLO TEATRALE
parte 4: I Risultati



Dal giorno in cui il mio professore di Scenotecnica ha visto realizzarsi materialmente quello che per anni aveva solo ipotizzato, si è innamorato di me (purtroppo era un maschio), dimostrandomi la sua ricoscenza nell'unico sistema possibile, ossia riconoscendomi il massimo dei voti (30 con lode). Al contrario da quel giorno tutti i miei compagni di corso mi odiarono, perché da allora quello fu l'esempio da seguire. Finita la scuola, dopo il diploma, quando ormai frequentavo da solo 2 anni la carriera di Arredatore (che ancora esercito), cominciava a Bologna una cosa meravigliosa. Dal 12 al 21 dicembre del 1988 si svolgeva nella mia città la 1a edizione italiana (4a della serie) della "Biennale Giovani Artisti dell'Europa Mediterranea", inserita nel calendario ufficiale delle celebrazioni per il IX° centenario dell'Università di Bologna, a cui aderivano giovani di tutta Europa.


La Biennale era nata con lo scopo di promuovere questi artisti under 30, farli incontrare tra loro e proporli alla critica e al pubblico. Comprendeva un totale di 650 artisti, distribuiti in 19 discipline, tra le quali per l'appunto Scenografia. Su invito del mio ex professore ho aderito all'iniziativa proprio l'ultimo giorno disponibile per l'iscrizione e, con mia sorpresa, mentre ormai non ci speravo più, una sera al mare in vacanza mia madre mi ha avvertito leggendomi la lettera di conferma, che diceva testualmente "Gentilissimo, sono lieto di comunicarle che le opere da Lei presentate per la Biennale '88 sono state giudicate le migliori dalla commissione di esperti nominata dal Consiglio Comunale. Lei sarà dunque tra gli artisti che rappresenteranno la realtà giovanile della nostra città alla Biennale '88...ecc...ecc...".
Ero io che avevo avuto la fortuna e l'onore di rappresentare la mia città all'Europa. Non sono svenuto però ho urlato, e per mia fortuna nel 1988 non esisteva ancora il cellulare, e le cabine telefoniche erano insonorizzate. Sono stato quindi invitato ad esporre il mio modello alla mostra, grazie alla quale ho avuto molti consensi, al punto che diversi giornali e riviste nazionali hanno spesso richiesto le foto del modello stesso per pubblicizzare l'intera manifestazione (per la cronaca ho speso molti soldi, e non ci ho guadagnato niente, a parte la "fama").


Purtroppo però, col senno di poi, tirando le debiti conclusioni, ho capito che vincere la Biennale di Bologna per un bolognese che lavorava non ha portato molta fortuna, per 2 motivi: il primo, siccome lavoravo non potevo essere presente alla mostra per farmi pubblicità e avere la possibilità di fare conoscenze importanti per il mio futuro "artistico". I miei ex titolari la parola ferie o permessi non sapevano cosa volesse dire (2 giorni di ferie per 2 funerali in 9 anni!). In secondo luogo all'epoca non esisteva il computer come lo conosciamo noi, e internet era ancora una chimera. E' per questo motivo che con 30 anni di ritardo, cerco di riparare a questo torto subito dal tempo, dalla tecnologia e da persone con i paraocchi. Non mi reputo un artista, non sono nessuno, ma se anche il più piccolo pirla del mondo su internet diventa famoso, a questo punto posso permettermi di entrare in gioco anch'io, non per diventare famoso, ma per dare soddisfazione al mio Ego e alla mia famiglia, che sopporta da anni il "CANTIERE IN CORSO" di tutti i miei lavori, e per poter dire , a bassa voce, "ci sono anch'io".
Poter trasmettere una qualche emozione di stupore a chi guarda le mie opere, è già molto di più di tutto quello che posso sperare nella vita.




IL MODELLO TEATRALE - parte 3: Illuminazione



IL MODELLO TEATRALE
parte 3: Illuminazione



Non pochi guardando il modellino si sono chiesti se per caso fosse stato l'interno di una chiesa. Per rafforzare questo concetto e mantenere inalterato lo spirito dell'epoca, il modello è dotato di un sistema proprio di illuminazione che utilizza la luce più naturale che c'è, ossia il fuoco. L'atmosfera che solo il fuoco può creare, quel tremolio brulicante di fiammelle nascoste all'occhio dell'osservatore, fanno sì che la luce rimbalzando non uniformemente come quella artificiale, crei un gioco di contrasti che donano all'illusionismo scenografico una sua più chiara evidenza.



 Per creare tutto ciò, dietro alle quinte, saldate su gabbie di legno appese dall'alto, sono fissate delle vaschette in ottone di varie misure che, ricolme di cera e stoppini, illuminano la scena da ogni angolazione grazie a 136 fiammelle. Essendo Il tutto costruito in legno, quindi facilmente infiammabile, sul retro delle quinte, in corrispondenza delle candele, ho incollato sulla carta  da pacco precedentemente citata (parte 2), delle striscie di carta di alluminio che, oltre a proteggere dal calore del fuoco, diffondono meglio la luce con la loro rifrazione.




e gabbie appese dall'alto sono sfilabili, anche con il modello già montato, sono
quindi indipendenti. Accendere contemporaneamente tutte le luci è una cosa molto particolare, la paura di fare danni e di bruciarsi, fa sì che le foto vengono scattate anche durante l'accensione, che purtroppo può durare solo qualche minuto. L'effetto visivo che si può ottenere, dopo lo sviluppo fotografico, riserva delle strane sorprese, come l'involontario effetto fulmine, ottenuto con il passaggio della mano davanti all'obiettivo con un fiammifero nell'accensione di andata e ritorno. Grazie ad un tempo di esposizione lungo del diaframma, questo è il risultato.

 

IL MODELLO TEATRALE - parte 2: Dati Tecnici



 
IL MODELLO TEATRALE 
 parte 2 : Dati Tecnici


Il modello del teatro è formato da varie parti così suddivise: 
1 boccascena, 2 principali, 4 spezzati, 2 fondalini e 1 fondale.
 
Le quinte teatrali che lo compongono sono costruite con sagome in compensato di faggio di 4 mm., sul cui fronte è stato incollato a mastice un foglio da acquarello semiruvido, disegnato prima con una matita 9h (molto dura) per non sbavare, e poi ripassato a inchiostro di china nera ( Rapidograph 0,1) per avere un tratto sottile ed elegante.
Quindi con il seghetto alternativo a mano ho ritagliato le sagome, che poi con il cutter ho perfezionato.







 




Con molta pazienza è stato poi acquarellato con solo 2 colori, il Verde smeraldo e il Bruno Van Dyck, per creare quel contrasto per me ideale, quell'alone di antico, di vecchia stampa che, come risultato finale donava all'insieme un'atmosfera quasi mistica.


Sul retro degli stessi pannelli sono stati incollati dei fogli di carta da pacco marrone comune e rigata, in modo tale che il senso verticale di questi fogli contrapponendosi alla vena orizzontale del legno, fanno sì che si crei una tensione tale  che impedisce al compensato di imbarcarsi ( sono passati già 30 anni e il modellino è ancora perfetto!). Le quinte alte 50 cm. sono poi fissate alla base in legno  triangolare del modello ( cm.107 x 83 x 83, prof.62,5) con un sistema ad incastro a baionetta, inserite in apposite guide di legno poste ai lati della pianta, dipinta da sembrare un vero pavimento con un motivo geometrico che rastremandosi verso il fondo, esalta l'illusione prospettica. Per mantenere in alto le quinte nella stessa posizione che assumono in pianta, è montata una copertura formata da listelli di legno a sezione quadrata con incastri che rispettano il disegno di base. Un'asticella nel retro del modello fissa il tutto alla base, grazie ad un sistema di agganci a pressione che escludono l'uso di chiodi o viti per l'intera struttura, rendendo così il tutto più semplice e più facile da smontare.




IL MODELLO TEATRALE - parte 1: Le Origini


 
IL MODELLO TEATRALE
parte 1: Le Origini






Quando frequentavo il corso di Scenografia all'Accademia di Belle Arti di Bologna (1981/1985), nel programma scolastico del 1° anno era contemplata la realizzazione di una Restituzione scenografica ricavata da bozzetti teatrali (incisioni) di grandi artisti del '600/'700. Il mio interesse si volse all'opera di Giuseppe Galli Bibiena (1696/1756), discendente di una grande famiglia di artisti specializzati in architettura teatrale, e più precisamente la scelta cadde su un'incisione che rappresentava la "SCENA DELLA FESTA TEATRALE IN OCCASIONE DELLI SPONSALI DEL PRINCIPE REALE DI POLONIA ED ELETTORALE DI SASSONIA", raccolta in una serie di architetture e prospettive dedicate dal Bibiena a Sua Maestà CARLO VI d'Austria, alla cui corte egli era 1° Ingegnare Teatrale e Architetto.





La Restituzione è quel procedimento scenografico mediante il quale da una immagine prospettica si ricava la planimetria e l'altimetria, in modo tale che da un disegno a 2 dimensioni si può realizzare prima la pianta e poi l'alzato delle eventuali quinte che, assemblate, costituiranno la visione prospettica ed illusionistica del bozzetto, dando così forma ad un modello in scala con illusione tridimensionale.



Nell'anno successivo  (1982/1983) ho costruito questo modello teatrale come eperienza personale, in quanto la sua realizzazione era facoltativa. Un pò per curiosità e un pò per divertimento sperimentai le mie precedenti esperienze di modellismo affiancandole con i nuovi stimoli e tecniche che il modello in sé comportava. Detto in breve, mi buttai a testa bassa in un'impresa più grande di mè e completamente nuova; seppi poi in seguito unica nel suo genere.
Questo è il mio carattere: difficilmente comincio un lavoro di cui conosco già il risultato finale! E' bello sperimentare cose nuove, originali. Utilizzo varie tecniche come supporto, non mi fermo mai solo al disegno o alla pittura, amo tutto quello che gli rotea attorno, come modellare o costruire. Sono tutte azioni importanti allo stesso modo; una disciplina non prevale sull'altra, tutte concorrono, chi più chi meno a finalizzare l'opera. Quando inizio un lavoro e sò già dall'inizio che è difficile o impossibile, ecco allora che scatta la molla che mi stimola a cominciarlo.
L'importante è affrontarlo come un gioco, in quanto risulta poi più facile e divertente eseguirlo.
Di giorno in giorno sperimentavo così nuove tecniche, sia di montaggio che di disegno.
Il teatro racchiude in sé tutte queste discipline: il disegno, la pittura, il modellismo, l'imballaggio (il modello è del tutto smontabile, anche l'imballo di cartone e polistirolo è stato fatto"a misura"), fino addirittura alla saldatura di vasche in ottone e cera per l'impiano illuminotecnico (vedi capitolo 3).
Dopo tanta fatica, questo è stato il risultato.







lunedì 23 luglio 2012

I disegni del libro

 
Le illustrazioni
 
 
 
 

                                                             La jeep contro il masso


 


                                                              la bimba con il cavallino





Targa
                                                                  il gruppo di isole


la porta destra



La porta sinistra
Il simbolo del Caduceo

La sala del trono




La scala verso l'ignoto

Il baratro con gli scheletri
Il medaglione


La barca semisommersa




                                                    L'uscita dalla caverna nel mare aperto


L'anziano Sardo

La baracca del custode




La coppia di fenicotteri
                                   
  Il cervo Sardo



                                                       

                                                                                                           Il Nuraghe
    

L'ingresso sotto la tomba
La parete con il Sarcofago

                                             L'uscita nel vuoto dal canale dell'acquedotto


La baracca dello Zoppo sul fiume secco


 
 
                                                         Il meccanismo rosso sangue
 
 
 
I due cavallini bianchi nel bosco di nuovo insieme


Il protagonista alla finestra osserva l'Alba sulla spiaggia



Questi sono tutti i disegni realizzati per versione digitale del libro, nella versione stampata ce ne sono altri, che però nel formato epub (quello di Amazon) non riuscivo ad inserire.